IL CROLLO DI ENRON
Nel 2002 la Enron improvvisamente fallì. L’avvenimento giunse del tutto inaspettato poiché ufficialmente l’azienda negli ultimi 10 anni aveva avuto una crescita molto rapida, decuplicando il proprio valore e raggiungendo il 7° posto nella classifica delle più importanti multinazionali degli USA. Tuttavia nel giro di pochissimo tempo le azioni Enron, da tutti considerate solidissime, persero tutto il loro valore, passando dalla quotazione di 86 dollari a 26 centesimi, bruciando così circa 60 miliardi di dollari nel giro di tre mesi. Ciò portò numerosi dipendenti a gravi difficoltà, poiché gli era stata fatta una proposta che permetteva loro di acquistare le azioni della società e non poterono far nulla per ripararsi dal disastro. I più alti dirigenti della società invece non subirono alcuna perdita, poiché avevano venduto le loro azioni prima del crack, realizzando così enormi guadagni; per essi infatti non era prevista alcuna clausola che gli impedisse di liberarsi delle proprie quote. L’opinione pubblica pretese chiarimenti, poiché pareva inspiegabile che una multinazionale che aveva un fatturato di circa 130 miliardi di dollari all’anno crollasse così rapidamente senza segnali premonitori.
Indagando più a fondo si scoprì che la Enron innanzi tutto manteneva alto il livello dei suoi redditi con trucchi contabili, ma anche ottenendo agevolazioni da parte del governo mediante favori come aiuti nelle campagne elettorali (la Enron fu il primo finanziatore della campagna di George W. Bush) o donazioni a numerosi uomini politici di denaro o di pacchetti azionari. Comportamenti di questo tipo non erano adottati a vantaggio solo di esponenti del partito repubblicano, ma anche di quello democratico. Grazie a ciò la società ha ottenuto numerosi aiuti sotto forma di ammorbidimenti della legislazione contro l’inquinamento. La decisione di non aderire al protocollo di Kyoto probabilmente è stata influenzata anche da pressioni della Enron. Manovre di questo tipo non erano nuove per la società: ad esempio il permesso di costruire un oleodotto in Mozambico fu ottenuto anche grazie all’aiuto di Clinton, che minacciò lo stato africano di interrompere gli aiuti economici se non avesse acconsentito alle richieste della multinazionale.
Ad aggravare la situazione contribuì la scoperta della rete di società legate alla Enron che i dirigenti avevano costruito in alcuni paradisi fiscali. Le società erano in totale 881, di cui più di 600 nelle isole Cayman. In questo modo la Enron, teoricamente sottoposta a severi controlli, è riuscita ad evadere quasi tutte le sue tasse ed a gonfiare i profitti mantenendo così stabile il valore delle sue azioni anche nei periodi di crisi. L'episodio più significativo avvenne nel 2000, quando una tassa di 112 milioni di dollari si trasformò in un credito di 278 milioni. Un aiuto in queste attività è stato probabilmente fornito dalla Arthur Andersen, una multinazionale Americana specializzata nella certificazioni dei bilanci. Un partner della stessa Andersen David Duncan fu imputato nel 2002 per aver distrutto documenti riguardanti alcune delle attività della Enron. Tale vicenda giudiziaria si è conclusa alla fine di novembre del 2005, quando il Dipartimento di Giustizia Americano ha concluso le indagini su Arthur Andersen senza alcun esito.
Un fallimento di tali proporzioni è stato piuttosto grave, ma non tanto da minare l’intera economia degli USA, che nel complesso ha retto abbastanza bene. Tuttavia la Enron ha accumulato un debito di circa 10 miliardi di dollari distribuito in varie banche in tutto il mondo, ma principalmente negli Stati Uniti. Pertanto gli istituti di credito che avevano concesso prestiti alla multinazionale si trovarono in difficoltà ed esercitarono una pressione maggiore su altre società che avevano ricorso a loro per avere prestiti, contribuendo in tal modo a determinarne il fallimento, come nel caso della catena di supermercati Kmart. Numerose società di assicurazione inoltre si sono trovate a dover rimborsare le perdite e pertanto sono crollate. I problemi maggiori si sono comunque riscontrati tra i dipendenti dell’azienda, che sono stati licenziati in massa, e gli azionisti. Inoltre anche i fondi pensione sono stati impiegati dall’amministrazione della società, e gli impiegati si sono ritrovati senza la possibilità di usufruire dei contributi già versati.


Tratto da Wikipedia.it


Aggiornamenti

Il colosso dei servizi finanziari, Citigroup, verserà ad Enron, il trader energetico statunitense, la somma di 1,66 miliardi di dollari. L' accordo, raggiunto oggi, consentirà ad Enron - secondo quanto riferisce Bloomberg - di restituire 5 miliardi di dollari ai creditori.
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Ci sono storie talmente assurde che uno si sente in imbarazzo a raccontarle.
Tutti gli Stati Uniti sono in questo momento sconvolti da uno scandalo assolutamente fantascientifico.
La Enron, colosso dell'energia, settima industria Usa per fatturato, un giro d'affari superiore a quello di molti stati africani messi assieme, e' fallita licenziando migliaia di dipendenti. Ma questo fallimento e' stato particolarmente disastroso perche' i dirigenti della Enron avevano avuto un'idea geniale: vendere azioni dell'azienda ai dipendenti costringendoli pero' a un accordo che li vincolava a non rivendere le azioni. Cosi' quando il valore della Enron e' crollato in borsa da 86 dollari a 26 centesimi, bruciando quasi 60 miliardi di dollari nel giro tre mesi, i dipendenti che avevano investito tutti i loro risparmi in quei titoli hanno guardato crollare le quotazioni in borsa, senza poter fare nulla.
Questo disastro da 60 miliardi di dollari ha colpito banche, assicurazioni, e milioni di risparmiatori.
Le azioni Enron erano considerate solidissime e negli anni '90 il loro valore era cresciuto di 10 volte. La stampa Usa magnificava la Enron: nel 1996 la rivista Fortune la indicava come l'azienda piu' innovativa del pianeta e il Financial Times nel 2000 l'aveva proclamata "Azienda energetica dell'anno". Tutti compravano Enron, il suo amministratore delegato, Kenneth Lay, era amico intimo dei presidenti Bush, e tutti nell'alta societa' parlavano bene di lui e facevano a pugni per essergli amico.
E Bush si e' mostrato veramente rattristato davanti alle disgrazie che hanno colpito il suo amico.
Ora potete immaginare lo stupore di milioni di risparmiatori americani quando si scopre che i dirigenti della Enron non hanno perso una lira nel crollo in borsa. Anzi, pare ci abbiano guadagnato. Si', perche' loro non avevano firmato nessun impegno a non vendere le azioni della Enron in loro possesso.
La gente ha iniziato a sentire puzza di bruciato e si e' chiesta: ma come e' possibile che un colosso come la Enron fallisca cosi' improvvisamente? Dove sono finiti tutti i soldi? La Enron era arrivata a fatturare 130 miliardi di dollari all'anno.
Cosi' sono state fatte ricerche, aperte inchieste, ed e' stato come spalancare il coperchio dell'inferno.
Innanzi tutto si e' scoperto che quelli della Enron avevano trovato un metodo efficacissimo per essere simpatici: pagavano l'amicizia a peso d'oro. Due milioni di dollari a George W. Bush dal 1993 a oggi, e piu' di 400 mila dollari al partito repubblicano negli ultimi 3 anni. 97.350 dollari a Phil Gramm, senatore repubblicano del Texas. Ma a volte i favori non vengono pagati in denaro ma con sistemi piu' raffinati. Hanno ingenti pacchetti azionari il vice presidente Dick Cheney, Karl Rove, capo di gabinetto (250 mila dollari) Donald Rumsfeld segretario della difesa, il suo vice William Winkenwerder, il ministro della giustizia John Ashcroft, il vicesegretario al tesoro Mark Weinberger, il sottosegretario all'economia Kathleen Cooper, il sottosegretario all'educazione Eugene Hickock e gli ambasciatori in Russia, Irlanda e Emirati Arabi. Alcuni dirigenti (e azionisti) della Enron sono poi entrati direttamente nel governo del paese: Larry Lindsay e' oggi consigliere economico del presidente, e Robert Zoellick e' diventato rappresentante Usa per il commercio. Facevano di tutto per dare l'idea che se gli affari andavano bene per Enron andavano bene per tutti. E non erano tanto schifiltosi: il 70% delle loro donazioni andava ai repubblicani, il 30% ai democratici. Tanto che Clinton minaccio' di interrompere gli aiuti al Mozambico se non fosse stato concesso alla Enron il diritto di costruire i suoi oleodotti.
E gia' che c'erano finanziavano anche i politici inglesi. Perfino il partito di Tony Blair ha ricevuto almeno 50 mila dollari da questa organizzazione benefica e John Wakenam, ex ministro dell'energia nel governo di Margaret Tatcher e supervisore allora della privatizzazione dell'industria elettrica britannica, siede nel consiglio di amministrazione della Enron.
Ma nessuno e' in grado di dire quanti politici e funzionari pubblici la Enron abbia foraggiato in tutto il mondo, si parla di decine e decine di milioni di dollari e di opere faraoniche realizzate per compiacere i politici.
Il 7 aprile 2000 la famiglia Bush siede al completo, in tribuna d'onore, per l'inaugurazione dello stadio di Houston, che la Enron ha pagato circa100 milioni di dollari. L'appalto della costruzione e' stato affidato alla Brown & Root, azienda che fa parte di un gruppo il cui amministratore delegato e' Dick Cheney, oggi vicepresidente degli Stati Uniti.
In cambio dello stadio e della sua gentilezza, la Enron ha ottenuto, negli anni una serie notevole di ammorbidimenti legislativi sull'energia e l'inquinamento.
E ha anche firmato un contratto da 200 milioni di dollari per la fornitura di energia elettrica alla citta'.
Tra gli altri risultati di questa politica lungimirante il fatto che oggi Houston, capitale del Texas, sia una delle citta' piu' inquinate degli Usa.

Ma perche' Kenneth Lay voleva avere tanti amici? Perche' aveva un progetto ambizioso che comprendeva una specie di monopolio dell'energia in buona parte del mondo, oleodotti che attraversano mezzo pianeta (Kosovo e Afghanistan compresi), leggi di sgravio fiscale per le aziende energetiche e addirittura una borsa on-line mondiale dell'energia e delle materie prime, controllata interamente dalla Enron e che, nata nel 1999, e' arrivata a registrare 6000 transazioni al giorno per circa 2,5 miliardi di dollari.
La Enron chiedeva aiuti, spallate a regolamenti comunali, deroghe ai controlli antitrust, robetta.
Ma via via che oggi le inchieste procedono viene fuori ben altro.
Innanzi tutto i procedimenti penali in corso mettono alle strette, insieme a molti dirigenti, l'ex vicepresidente della Enron, Clifford Baxter. Alle richieste sempre piu' insistenti di fornire documentazioni contabili la Enron oppone un fermo rifiuto, vengono pubblicate dalla stampa fotografie di dipendenti Enron che portano via casse e casse di documenti dalla sede della compagnia. Ma l'inchiesta va avanti e un mattino Clifford Baxter viene trovato morto in un'auto, all'interno di un parcheggio di Houston. Ha una pistola in mano e la polizia dice che si e' suicidato sparandosi alla testa.
Ma la situazione diventa ancora piu' grave quando si scopre che i dirigenti della Enron avevano costituito una rete di societa' che prendevano commesse di lavoro dalla Enron fatturando cifre vertiginose che finivano in compiacenti paradisi fiscali. E non si tratta delle misere 64 societa' fantasma del povero Berlusconi. Le societa' sussidiarie della Enron sono 881, domiciliate in alcuni tra i piu' affidabili paradisi fiscali del pianeta: 692 alle Cayman, 119 alle Turks e Caicos, 43 alle Mauritius, 8 alle Bermuda. Questo meccanismo raffinatissimo e' servito per stornare guadagni prima e per nascondere le perdite. La Enron nella sua fase discendente e' riuscita a contabilizzare 600 milioni di profitti inesistenti. Tra l'altro, grazie a questo sistema la Enron e' riuscita a non pagare una lira di tasse in 4 degli ultimi 5 anni. Anzi, nel 2000 un'imposta di 112 milioni di dollari si era trasformata alla fine in un credito di 278 milioni di dollari. Sostanzialmente si svuotavano le casse dell'azienda e si faceva a meta' con i politici e con le istituzioni addette al controllo della regolarita' dei bilanci.
Si', perche' la Enron era sottoposta, in teoria, a fior di controlli. E oggi, a fianco dei dirigenti Enron, sul banco degli imputati siede anche David Duncan, dirigente della societa' di certificazione, Arthur Andersen, accusato di aver distrutto documenti rilevanti riguardanti la Enron. Duncan, appellandosi al Quinto emendamento costituzionale, ha dichiarato di non voler testimoniare contro se stesso, a meno che non gli venga garantita l'immunita'. Ma il deputato James Greenwood, presidente della sottocommissione della Camera davanti alla quale Duncan e' comparso, e' andato giu' pesante. Si e' rivolto a Duncan dicendo: "La Enron svaligiava la banca, la Arthur Andersen forniva l'auto per scappare e lei era al volante".
Ma questa e' una storia piena di colpi di scena.
E in effetti la rapina in banca e' stata la piu' grande della storia del mondo. E i metodi usati lasciano a bocca aperta.
Come sapete Los Angeles e' la citta' che in 15 anni ha sconfitto l'inquinamento. Pochi sanno pero' che questo e' avvenuto nonostante una serie impressionante di cause intentate contro l'amministrazione della citta' e lo stato della California, accusati dai produttori di auto di limitare la liberta' di commercio con leggi che impediscono la circolazione delle auto piu' inquinanti. Ma la strada legale deve essere sembrata troppo incerta alla lobby del petrolio e allora la Enron ha organizzato un dispetto di proporzioni bibliche. E' riuscita a diventare fornitrice di energia elettrica anche in California e ora e' accusata da molti di aver scientemente organizzato il grande, disastroso black aut dell'anno scorso al solo scopo di mettere in difficolta' la politica antinquinamento della citta' e ottenere maggiore liberta' nella produzione di energia elettrica.
E c'e' infine chi ricorda che la Enron, la prima finanziatrice della campagna presidenziale di Bush, sia l'azienda che ha tratto i maggiori guadagni dalla guerra in Kuwait e in Kosovo e, se non fosse fallita, avrebbe ricavato guadagni enormi anche dalla guerra in Afghanistan... E c'e' infine chi ricorda un film nel quale un presidente inventa una guerra finta per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dallo scandalo che sta per travolgerlo. Ma nei film e' tutto finto. Nella realta' le guerre si combattano davvero con vere bombe e veri morti.

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo